Come si studia con MedFlow
SSM 2027: la scienza dietro il metodo di studio per il test SSM

Quasi tutti i consigli di studio che circolano sono opinioni: hanno funzionato per qualcuno, e vengono ripetuti. Su alcune cose, però, non serve un'opinione, perché esistono studi controllati, ripetuti per decenni, alcuni fatti proprio su studenti di medicina e su specializzandi. Sono quattro principi, sono sorprendentemente pochi, e insieme cambiano il risultato di dieci mesi di preparazione.
I quattro principi, in una riga ciascuno
- Rispondere batte rileggere. Recuperare un'informazione dalla memoria la fissa; rileggerla la rende familiare. Sono due cose diverse, e il concorso misura la prima.
- Distribuire batte concentrare. Le stesse ore, distribuite nel tempo invece che in blocco, producono più conoscenza e la tengono più a lungo.
- L'errore corretto è il momento più produttivo dello studio. A una condizione: che la correzione spieghi perché il ragionamento sbagliato sembrava giusto.
- La sensazione di sapere non misura il sapere. Anzi: il metodo che fa imparare di più dà spesso la sensazione di funzionare di meno.
⭐ Il filo che li tiene insieme è uno solo, e vale la pena dirlo prima dei dettagli: quasi tutto quello che rende lo studio piacevole lo rende meno efficace. Non è una condanna alla sofferenza; è il motivo per cui conviene affidarsi a un dato invece che a come è andata la serata.
Primo principio: rispondere invece di rileggere
Karpicke e Blunt (Science, 2011) hanno confrontato quattro modi di studiare lo stesso testo: a una settimana di distanza, il recupero attivo batte la mappa concettuale, la rilettura e la lettura singola. E gli studenti avevano previsto l'opposto.
Roediger e Karpicke (Psychological Science, 2006) mostrano perché l'esperienza personale inganna: a cinque minuti rileggere sembra funzionare meglio; a una settimana vince di molto l'essere stati testati.
Freeman e colleghi (PNAS, 2014) hanno riunito 225 studi su corsi universitari scientifici: con l'apprendimento attivo i voti salgono di circa sei punti percentuali, e la probabilità di non superare il corso è una volta e mezzo più alta con la lezione tradizionale.
Dunlosky e colleghi (PSPI, 2013) chiudono il cerchio ordinando dieci tecniche per utilità dimostrata: esercitarsi con domande in cima, riassumere, sottolineare e rileggere in fondo.
⭐ Il nostro dato accanto: delle 1.384 domande classificate nelle dieci prove ufficiali, 861 chiedono di arrivare a una diagnosi, con circa 90 secondi a disposizione. È una prestazione, e le prestazioni si allenano provandole.
Secondo principio: distanziare nel tempo
È il principio con le prove più dirette su chi studia medicina. Kerfoot e colleghi, alla Harvard Medical School fra il 2007 e il 2011, hanno condotto più di dieci studi controllati e randomizzati su studenti e specializzandi, uno dei quali su 1.067 studenti di quattro facoltà: riproporre gli stessi contenuti distribuiti nel tempo aumenta la conoscenza fino al 50%, con ritenzione fino a due anni, e l'effetto più grande negli studenti che partivano più indietro.
Dunlosky e colleghi mettono la pratica distribuita fra le due sole tecniche di utilità alta, insieme all'esercitarsi con domande.
Il meccanismo, detto senza formule: il momento in cui stai per dimenticare è il momento in cui ricordare vale di più.
⭐ Il nostro dato accanto: 24 specializzazioni su 34 sono cadute in tutte e dieci le prove. Il concorso chiede quasi tutto, quasi ogni anno: una materia chiusa a novembre e mai più rivista arriva a luglio per un terzo.
Terzo principio: l'errore, se qualcuno te lo corregge
Metcalfe (Annual Review of Psychology, 2017) ha riordinato vent'anni di ricerca sull'argomento: sbagliare, se segue un feedback correttivo, fa imparare più che non sbagliare. E gli errori commessi con più sicurezza sono quelli che si correggono meglio.
Larsen, Butler e Roediger (Medical Education, 2009) lo hanno verificato con uno studio controllato e randomizzato su specializzandi: a sei mesi di distanza, chi era stato testato sui contenuti ricordava significativamente più di chi li aveva ristudiati.
La condizione è tutto. Vedere la lettera giusta dice che hai sbagliato; solo una spiegazione dice dove, e solo il dove si porta alla prova.
⭐ Il nostro dato accanto: in dieci prove ufficiali, nessuna delle 1.400 domande si è mai ripetuta. Quindi dall'errore non puoi portarti via la domanda: puoi portarti via solo il ragionamento, e quello sta nella spiegazione.
Quarto principio: misurare invece di sentire
Deslauriers e colleghi (PNAS, 2019), a Harvard, hanno misurato insieme due cose: quanto gli studenti imparavano e quanto sentivano di imparare. Con l'apprendimento attivo imparavano di più e sentivano di imparare di meno: le due misure andavano in direzioni opposte.
È la ragione per cui la sensazione di fine serata non è un indicatore, e per cui il posto della misura è dentro la preparazione, non alla fine.
⭐ Il nostro dato accanto: il bando assegna un punto alla risposta esatta, zero alla domanda in bianco e toglie 0,25 a ogni errore. Una domanda che credevi di sapere e sbagli costa più di una lasciata in bianco: qui l'eccesso di sicurezza ha un prezzo scritto nel regolamento.
Le fonti
- Freeman S. et al., Active learning increases student performance, PNAS, 2014.
- Deslauriers L. et al., Measuring actual learning versus feeling of learning, PNAS, 2019.
- Karpicke J. D., Blunt J. R., Retrieval practice produces more learning, Science, 2011.
- Roediger H. L., Karpicke J. D., Test-enhanced learning, Psychological Science, 2006.
- Larsen D. P. et al., Repeated testing improves long-term retention, Medical Education, 2009.
- Dunlosky J. et al., Improving students' learning with effective learning techniques, PSPI, 2013.
- Kerfoot B. P. et al., studi su spaced education, Harvard Medical School, 2007-2011.
- Metcalfe J., Learning from errors, Annual Review of Psychology, 2017.
⚠️ La precisazione che ripetiamo in ogni articolo della serie: nessuno di questi studi ha testato MedFlow, e nessuno dei loro numeri è una previsione del tuo risultato. Il metodo che usiamo è quello che questi studi misurano, e questo è tutto quello che si può onestamente dire.
Quattro principi, una sola preparazione
Nessuno di questi studi ha testato MedFlow, ed è importante dirlo ogni volta. Quello che dicono è come impara una persona, e questo è quanto basta per decidere come costruire uno strumento di preparazione.
Su MedFlow i quattro principi non sono consigli da ricordare: sono il modo in cui la piattaforma funziona. Si studia rispondendo a domande vere, con il commento che spiega il perché di ognuna. Il piano di ogni giorno distribuisce le materie nel tempo dentro le ore che hai, invece di farti chiudere un capitolo e dimenticarlo. Le domande sbagliate tornano finché non diventano tue. E i checkpoint, il referto e le statistiche per argomento sostituiscono la sensazione di fine serata con un dato.
Sono quattro cose che, da soli, si possono fare tutte. Ma vanno organizzate ogni giorno per dieci mesi, ed è esattamente il lavoro che toglie tempo allo studio.
Puoi cominciare gratis, senza carta di credito: le prime domande con la spiegazione e un Triage che dice da dove parti, materia per materia. Crea il tuo account e comincia oggi.
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