Il procedimento
Riconoscimento del titolo di medico in Italia: la procedura, i documenti e la misura compensativa spiegati in modo semplice
Se hai una laurea estera in Medicina, presa fuori dall'Unione Europea, e vuoi lavorare in Italia, ti serve il riconoscimento del titolo di medico da parte del Ministero della Salute. La procedura è una sola, ma le pagine ufficiali sono scritte per gli uffici, non per te. Qui la rifacciamo dall'inizio alla fine con parole semplici: che cosa mandi, a chi, quanto paghi, che cosa può risponderti il Ministero, e com'è fatta la prova se te la assegnano.
La domanda di riconoscimento del titolo estero: chi deve farla, e a chi
Aggiornato al 19 settembre 2026, sulle pagine ufficiali del Ministero della Salute.
La domanda la fa chi ha preso il titolo di medico in un Paese fuori dall'Unione Europea. Non importa la cittadinanza: vale per cittadini extracomunitari, per cittadini europei, svizzeri e dello Spazio economico europeo (Norvegia, Islanda, Liechtenstein). Conta dove hai studiato, non che passaporto hai.
La domanda si manda al Ministero della Salute, e precisamente a questo ufficio:
Direzione Generale delle professioni sanitarie (DGPROF), Ufficio 2, Riconoscimento qualifiche professionali sanitarie conseguite all'estero, Viale Giorgio Ribotta 5, 00144 Roma.
Si può mandare per posta, consegnare a mano (dalle 8 alle 16, non il sabato, senza appuntamento) o usare il modulo online del Ministero. Il modulo si chiama Modello D1 Medico e i documenti da allegare sono nell'Allegato D1: li vediamo uno per uno più avanti.
Se hai anche una specializzazione da far riconoscere: prima il titolo di medico, poi la specializzazione (Modello E1). Il Ministero lo dice subito, in cima all'Allegato D1.
Equipollenza della laurea estera e riconoscimento del titolo di medico: non sono la stessa cosa
Sono due procedure diverse, con due uffici diversi, e la confusione fra le due fa perdere mesi.
L'equipollenza (o equivalenza) della laurea estera è il riconoscimento accademico: dice che il tuo titolo di studio vale come una laurea italiana. La chiedi a un'università italiana, che confronta il tuo percorso con il suo e può chiederti esami integrativi, oppure al Ministero dell'Università per partecipare a un concorso pubblico. Serve a chi vuole continuare a studiare in Italia o usare la laurea come titolo di studio.
Il riconoscimento del titolo di medico è il riconoscimento professionale: dice che puoi esercitare la professione di medico in Italia e iscriverti all'Ordine. Lo chiedi al Ministero della Salute, con la procedura di questa pagina, e finisce con il decreto (diretto, o dopo la misura compensativa).
Per lavorare come medico serve il secondo. L'equipollenza non basta e non è richiesta: il Ministero della Salute valuta il titolo da solo, con i documenti dell'Allegato D1. Se qualcuno ti manda prima all'università, chiedigli per che cosa: per fare il medico, la strada è una sola.
Quanto costa e quanto tempo ci vuole
Costa 16 euro: una marca da bollo per ogni titolo da riconoscere. Si paga online, sulla piattaforma del Ministero collegata a PagoPA, con questa causale: “Cognome Nome. Imposta di bollo per attività professionale di medico chirurgo”.
Ci vogliono quattro mesi, contati da quando il Ministero ha in mano tutta la documentazione completa. Se manca un documento, i quattro mesi non partono. Per questo vale la pena controllare l'elenco due volte prima di spedire.
Il Ministero risponde per posta, all'indirizzo che hai scritto nella domanda. Se cambi casa, devi avvisarlo con una lettera: se la risposta torna indietro perché non ti ha trovato, il Ministero non ne risponde. Sembra un dettaglio, ed è il modo più stupido di perdere mesi.
Le leggi dietro a tutto questo, per chi vuole leggerle: DPR 394/1999, direttiva europea 2005/36/CE e decreto legislativo 206/2007.
I documenti per il riconoscimento del titolo estero: i dieci dell'Allegato D1, uno per uno
L'Allegato D1 è la lista ufficiale. Eccola tradotta in italiano semplice.
- Documento d'identità valido, con la tua firma. Se i tuoi documenti riportano nomi scritti in modo diverso (succede spesso con i doppi cognomi), serve un certificato che dica che sei la stessa persona.
- Delega, solo se la domanda la presenta qualcun altro per te. Se sei extracomunitario e vivi fuori dall'Italia, la firma sulla delega va autenticata dal consolato italiano.
- La laurea, in copia autenticata, con un certificato dell'università che elenchi la durata del corso e tutti gli esami, e per ogni esame le ore (divise fra teoria e tirocinio). Se la tua università ragiona in crediti, deve scrivere quante ore vale un credito. Il Ministero può chiederti anche i programmi delle materie, anno per anno.
- Il titolo di abilitazione, se nel tuo Paese esiste un esame di abilitazione separato dalla laurea.
- L'iscrizione all'Ordine del tuo Paese, se esiste (per il Brasile, per esempio, è il CRM).
- La Dichiarazione di valore, in originale, rilasciata dal consolato o dall'ambasciata italiana nel Paese dove hai studiato. Deve dire che l'università poteva rilasciare il titolo, quali erano i requisiti per entrare, che il titolo abilita a fare il medico in quel Paese, quanti anni dura il corso, che il titolo è autentico, e che cosa ti permette di fare.
- Good standing, cioè un attestato dell'autorità professionale del tuo Paese che dica che non hai divieti o sospensioni. In originale, emesso da meno di tre mesi. Serve anche se oggi non sei più iscritto: copre il periodo in cui lo eri.
- Certificato penale, cioè un attestato che non hai impedimenti penali a esercitare, rilasciato dall'autorità del tuo Paese. In originale, da meno di tre mesi. Se non hai mai esercitato, questo è l'unico dei due che devi presentare.
- Certificati del lavoro che hai fatto dopo la laurea, se ne hai fatto, compresi i tirocini.
- La marca da bollo da 16 euro sul modulo.
I due documenti “da meno di tre mesi” sono quelli che fanno saltare più domande: chiedili per ultimi, quando tutto il resto è pronto.
Traduzioni, legalizzazioni e copie: le regole che valgono per tutti i documenti
Tre regole, e valgono per ogni foglio che mandi.
Legalizzazione. I titoli presi fuori dall'Unione Europea vanno legalizzati dal consolato italiano del Paese dove sono stati rilasciati, oppure con l'Apostille della Convenzione dell'Aia. Una delle due basta.
Traduzione. Tutto quello che non è in italiano va tradotto in italiano. La traduzione deve essere certificata dal consolato o dall'ambasciata italiana nel Paese del documento, oppure giurata da un traduttore in un tribunale italiano. Una traduzione fatta da soli, anche se perfetta, non vale.
Copie autenticate. Dove l'Allegato chiede una copia autenticata, se sei extracomunitario puoi farla autenticare al consolato italiano nel tuo Paese, oppure in Italia da un notaio, da un cancelliere o in qualunque Comune. Se sei cittadino europeo puoi presentare copie semplici con un'autocertificazione. E una regola che sorprende sempre: le fotocopie a colori non sono ammesse.
Le tre risposte possibili del Ministero
Finita l'istruttoria, il Ministero ti manda una di queste tre cose:
- Un decreto di riconoscimento. Il titolo è riconosciuto, puoi iscriverti all'Ordine dei Medici e lavorare.
- Un riconoscimento subordinato a una misura compensativa. Il titolo viene riconosciuto solo se superi una prova, sulle materie che il decreto ti assegna. È il caso più frequente fra le persone che aiutiamo, ed è il motivo per cui esiste questo sito.
- Un diniego. Il titolo non viene riconosciuto.
Il secondo caso arriva con un decreto dirigenziale che elenca le tue materie. Quel decreto è la chiave di tutto quello che viene dopo: senza, non puoi nemmeno iscriverti alla prova.
Com'è fatta la misura compensativa (la prova attitudinale): le regole ufficiali
Le regole sono nelle Modalità di espletamento delle prove pubblicate dal Ministero per ogni sessione. Queste sono quelle della sessione di ottobre 2026.
La prova scritta. Al computer. Per ogni materia che hai nel decreto, 30 domande a risposta multipla con una sola risposta giusta, e 40 minuti per materia. La scritta è superata se in ogni materia fai almeno 18 risposte giuste su 30. Non conta la media: una materia sotto 18 e la scritta non è superata.
La prova orale. La fanno solo quelli che hanno superato la scritta, di solito una settimana dopo. Anche qui serve almeno 18 su 30 in ogni materia.
Il risultato. Si esce con “idoneo” o “non idoneo”. Idoneo vuol dire che hai superato sia la scritta sia l'orale.
Se va male. Si può rifare, ma non prima di sei mesi, e si rifà tutto da capo: anche le materie che avevi passato.
Le materie. I programmi ufficiali pubblicati dal Ministero sono cinque: Clinica medica, Clinica chirurgica, Clinica ostetrica e ginecologica, Clinica pediatrica, Medicina legale. ⭐ Attenzione a una cosa che molti non sanno: se nel tuo decreto ci sono Farmacologia, Igiene, Microbiologia o Neurologia, non le devi più sostenere. Lo ha deciso la Conferenza dei servizi e il Ministero lo scrive nelle modalità di ogni sessione.
Come sono le domande, quante si ripetono da una sessione all'altra e come stanno cambiando, lo abbiamo misurato sulle prove ufficiali: lo trovi negli articoli collegati qui sotto.
Che cosa fare nel frattempo
Fra la domanda e il decreto passano mesi. Fra il decreto e la prova, pochi. È il contrario di quello che servirebbe: il tempo lungo arriva quando non sai ancora le materie, il tempo corto quando le sai.
Il modo per non farsi sorprendere è semplice: le materie possibili sono cinque, e sono sempre quelle. Se cominci dalle cinque mentre aspetti, quando arriva il decreto togli quelle che non ti servono e continui con le altre. Il lavoro fatto non si perde, e nel frattempo alleni l'italiano medico, che alla prova orale conta quanto la materia.
Chi vuole lavorare mentre aspetta può farlo, in molti casi, con l'esercizio temporaneo in deroga: ne parliamo in un articolo a parte, Regione per Regione.
Mentre aspetti la risposta del Ministero, comincia a studiare
Quattro mesi, se va tutto bene. In quei mesi puoi aspettare, oppure puoi arrivare al decreto con lo studio già avviato. La differenza si vede alla prima sessione utile: chi ha già cominciato la fa, chi comincia dopo spesso la salta.
Le materie possibili della misura compensativa sono cinque e sono sempre quelle. Non serve sapere già quali ti assegneranno per iniziare: cominci dalle cinque, e quando arriva il decreto togli quelle che non ti servono. Il lavoro fatto resta, e nel frattempo alleni l'italiano medico, che all'orale conta quanto la materia.
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